La moto, per me, è sempre stata molto più di un mezzo di trasporto.
È una valvola di sfogo. Dopo una settimana di lavoro, scadenze e problemi da risolvere, salire in sella è uno dei pochi modi che conosco per staccare davvero. È quella sensazione che ti riporta in vita, come un robot che torna finalmente alla sua fonte di energia.
Eppure, la stessa passione che mi regala questa libertà mi ha portato a vivere due incidenti.
Il primo, nel 2024, è stato il più grave. Ancora oggi considero un miracolo essere uscito da quella situazione senza conseguenze peggiori.
Il secondo è avvenuto il primo Maggio 2026. Sulla carta un incidente molto più banale: un’auto contromano, una manovra per evitarla, una caduta. La moto mi è finita addosso e il risultato è stato una tibia spezzata.
Paradossalmente, questo secondo incidente mi ha colpito psicologicamente molto più del primo.
Per la seconda volta mi sono trovato davanti a una realtà che spesso dimentichiamo: quanto sia fragile il nostro equilibrio quotidiano.
Basta un attimo. Un evento apparentemente insignificante. Una coincidenza sbagliata.
Razionalmente so che andrà tutto bene. Le probabilità di complicazioni serie sono minime. Eppure, quando ti trovi su un letto d’ospedale a fare i conti con quello che sarebbe potuto succedere, inizi a vedere le cose da una prospettiva diversa.
Forse è questo che mi ha lasciato addosso più di tutto: la consapevolezza che molte delle certezze che abbiamo sono molto più fragili di quanto immaginiamo.
Ogni motociclista conosce i rischi della strada. Li conosce sulla carta.
Ma quando sei in sella non pensi continuamente a ciò che potrebbe andare storto. Pensi alla libertà. Al rumore del motore. Alla sensazione di essere presente, qui e ora.
Ed è probabilmente proprio questo il motivo per cui continuiamo a farlo.
Non perché ignoriamo il rischio.
Ma perché la libertà che proviamo in quei momenti è qualcosa di difficile da spiegare a chi non l’ha mai vissuta.
Oggi sono fermo, con una tibia da recuperare e parecchio tempo per riflettere.
La moto tornerà.
Per ora, però, sto cercando di fare pace con una lezione che la vita mi ha ricordato due volte: siamo molto più fragili di quanto pensiamo.